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Una delle tipologie abitative (in gran parte mai terminate , quasi tutte abbandonate ) presenti nel paesaggio murgiano sono le Case Coloniche della Riforma agraria. Nell’immediato dopo guerra infatti una forte mobilitazione delle masse agricole costrinse l’allora  governo De Gasperi a varare la cosiddetta “Riforma Agraria” che avrebbe dovuto, specie nel mezzogiorno,  espropriare le terre ai latifondisti per parcellizzarle e dividerle tra i contadini, dando una risposta al motto stesso della sollevazione popolare che  urlava “LA TERRA A CHI LA LAVORA”.
Ogni podere “avrebbe dovuto preliminarmente  essere sottoposto ad un processo di trasformazione fondiaria, per la realizzazione degli ordinamenti produttivi preventivati per ogni zona agraria. In seguito l’appezzamento di terra avrebbe dovuto essere dotato di un’abitazione (la casa colonica appunto)  con tutti i servizi necessari (pollaio, pozzo, cisterna,  stalla etc) e corredato di tutti gli attrezzi agricoli necessari al lavoro dei campi. Un sistema viario avrebbe collegato tutte queste “casette sparse” a dei “Centri di Servizio” (ex.

Dolcecanto  in agro di Gravina di Puglia), piccoli nuclei abitativi forniti dei servizi pubblici essenziali (trasporti, assistenza scolastica e sanitaria, uffici pubblici,luoghi di culto religioso e spazi sociali). Ma solo il 30 % dei contadini richiedenti l’assegnazione dei  terreni  riuscì ad ottenerli.

(informazioni tratte da  “Le case coloniche della riforma agraria” di Raffaele De Leo)

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